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La verità sull’olio di palma. Tutto quello che le industrie alimentari non ti dicono

Postato da Debora Cantarutti il

Da un po' di mesi è guerra aperta al tanto discusso olio di palma, grasso alimentare utilizzato a livello mondiale per la preparazione di prodotti da forno, cioccolatini, prodotti dolciari e tanto altro.
L’olio di palma viene ottenuto per spremitura delle drupe: gli alberi su cui crescono possono raggiungere i 30 metri di altezza e i frutti sono raggruppati in grossi grappoli dalla forma sferica, che possono contenere fino a 2000 drupe ciascuno. Le drupe hanno al loro interno un nocciolo (seme) duro, avvolto da una polpa morbida da cui si ricava per spremitura l’olio di palma.

Il suo utilizzo commerciale è dovuto ad una serie di vantaggi: innanzitutto esalta il gusto dei cibi in cui è presente, spingendo il consumatore a mangiare l’alimento in maggiori quantità perché aumenta l’appetito e non favorisce il senso di sazietà (tale aspetto sembra sia riconducibile alla ricchezza di acido palmitico). Inoltre, resiste molto bene all’ossidazione, non irrancidisce, fa sì che l’alimento possa conservarsi per lungo tempo e, non per ultimo, ha un costo contenuto rispetto altri grassi utilizzati nell’industria alimentare.
Il famoso olio di palma viene utilizzato soprattutto nella produzione dei dolciumi nella sua forma originaria o dopo essere stato sottoposto a trattamenti in grado di trasformarlo in margarina. Un altro impiego classico è nella produzione delle creme spalmabili a base di cioccolato, in sostituzione del più caro e sano burro di cacao.

I dibattiti in merito alla sua pericolosità per il corpo umano si basano oggi sulle ricerche condotte da organi scientifici ufficiali, quali il Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) e il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF). È stata stilata una tabella nutrizionale che descrive in dettaglio la composizione dell’olio di palma senza fermare l’attenzione solo all’acido palmitico, pur essendo questo il principale acido grasso saturo presente.

 

Created with Sketch. 100 gr di olio di palma contengono 0,15 gr Acido laurico Acido miristico Acido palmitico Acido stearico Acido oleico Acido linoleico 1,0 gr 41,21 gr 4,34 gr 38,45 gr 9,28 gr Acido alfa-linolenico Acido arachico Acido gadoleico Totale acidi grassi saturi Totale acidi grassi monoinsaturi Totale acidi grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6) 3,3 gr 0,4 gr 0,1 gr 47,1 g 38,92 g 12,58 g

 

Sulla base di tali dati è stato possibile stabilire l’indice di aterogenicità, ovvero il valore che esprime il rischio di insorgenza di arterosclerosi procurato dal consumo di un alimento, di un intero pasto o da un’intera giornata alimentare e valutato sulla base della composizione degli acidi grassi ingeriti. Tale valore prende in esame l’insieme di tutti i grassi presenti nell’olio di palma, vale a dire gli acidi grassi saturi, quelli monoinsaturi e quelli polinsaturi. Gli esami eseguiti hanno determinato che l’olio di palma ha un indice di aterogenicità pari a 0.90 (la formula applicata è facilmente reperibile in rete). Il valore ritenuto sicuro per la salute umana è inferiore a 0.31.

L’altro parametro che è stato valutato è l’indicatore di trombogenicità, che esprime il rischio della formazione di trombi all’interno dei vasi sanguigni. Viene calcolato applicando il rapporto tra gli acidi grassi polinsaturi presenti e, in questo caso, si riferisce agli omega 3 ed omega 6. Questo valore indica il maggiore rischio trombotico per maggiore azione proinfiammatoria e promozione dell’aggregazione piastrinica. L’indicatore di trombogenicità è risultato essere pari a 1.63: perché un cibo sia innocuo per la salute umana questo valore deve essere inferiore a 0.57.

 

I rischi dell’olio di palma: un danno per l’ambiente e la nostra salute

Il recente studio realizzato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare va oltre le accuse sulla deforestazione del Sud Est Asiatico e sull’aumento del rischio cardiovascolare per eccessiva presenza di acidi grassi saturi, mettendo in luce ulteriori rischi nell’uso di questo grasso tropicale.

Il corposo dossier elaborato dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) riporta che l’olio di palma è particolarmente ricco di sostanze contaminanti tossiche (di cui alcune potenzialmente cancerogene), che si svilupperebbero proprio durante le fasi di raffinazione a elevate temperature, sopra i 200 gradi centigradi. Si tratta dei glicidil esteri degli acidi grassi che si sviluppano dal precursore glicidolo, il 3-monocloropropandiolo, cancerogeno e tossico per reni e testicoli. In questo dossier sono trattati anche altri oli vegetali causa di possibile contaminazione, come quelli di cocco, di arachidi, di mais e di girasole. Il problema quindi non riguarderebbe solo l’olio di palma, ma anche altri grassi molto utilizzati dall’industria alimentare. Tuttavia, secondo gli esperti dell’EFSA, l’olio di palma è quello maggiormente soggetto allo sviluppo di sostanze tossiche, anche in quantità fino a dieci volte superiori rispetto agli altri olii.
Questi derivati tossici costituiscono un potenziale problema di salute per tutte le fasce di età più giovani o mediamente esposte, nonché per i consumatori di tutte le età con esposizione elevata”.

Secondo gli studi presenti nel dossier, il glicidolo (sostanza che si forma nell’organismo dopo ingestione) è genotossico e cancerogeno per i tessuti dei modelli animali analizzati; per questo motivo si può dedurre che ci siano buone probabilità che possa essere pericoloso anche per la salute dell’uomo.


Per quanto il consumatore consapevole e ben informato possa sforzarsi con ogni mezzo di cercare alternative più sane, il famigerato olio di palma è presente nella maggior parte dei prodotti in commercio, non solo in patatine, merendine o snack (alimenti di per sé non consigliabili e da cui stare alla larga per una dieta equilibrata), ma anche in dadi per il brodo (che inoltre possono contenere glutammato, sostanza neurotossica), gelati industriali, fette biscottate, cioccolatini, ecc. Basta una sola merendina delle marche più note per superare facilmente la dose giornaliera tollerabile. In alcuni casi, basterebbe mangiare solo 3 biscotti per superare tale soglia di sicurezza.

Altri prodotti sotto accusa sono le patatine, molto di moda tra gli adolescenti, fritte in miscele di olii (in cui è presente anche l’olio di palma) che possono portare a formazione di sostanze tossiche.
In attesa che vengano create delle linee guida e che venga posto un limite a livello europeo, non ci resta che prepararci in casa biscotti e merende utilizzando ingredienti scelti in maniera giusta o, quanto meno, imparare a leggere con attenzione le etichette alimentari dei prodotti che acquistiamo abitualmente.

 

Debora Cantarutti

Divulgatrice scientifica, consulente nutrizionale esperta di nutraceutica e nutrigenomica. Docente per Sapere Academy (Milano) e ricercatrice indipendente Superfoods.  Master in Nutrizione Metodo Molecolare. Ideatrice e responsabile del progetto Scienza&Gusto. Socia del GSA, Giornalisti Specializzati Associati di Milano. 

È membro attivo del progetto Quartieri Tranquilli ideato da Lina Sotis, dove presta attività di consulenza ai cittadini per promuovere il corretto stile di vita in ambito nutrizionale. Relatrice nei showcooking organizzati per Expo 2015 e per la Milano Food Week.

 

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L’olio di semi di rosa mosqueta è un olio  viscoso e arancione scuro, ricco in acido linoleico. Questo acido grasso non viene sintetizzato dal nostro organismo, ma è fondamentale nella coesione delle cellule della nostra pelle e indispensabile per mantenerla idratata, perché limita la perdita di acqua dall’epidermide. Ricco in vitamina E, un antiossidante naturale, vitamina K, (utile su arrossamenti della pelle e couperose), squalene, dalle proprietà emollienti e retinolo (precursore della vitamina A), che stimola la riparazione a livello cellulare. Le eccellenti proprietà di quest’olio sono racchiuse nel nostro trattamento viso 24 ore rigenerante alkemy ES 3.0 crema viso, particolarmente adatto per le pelli mature, perché blocca la progressione delle rughe; o per quelle disidratate che necessitano di più nutrimento e idratazione.



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