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Guida all’etichetta: 4 semplici consigli per capire cosa contengono davvero i cibi nel nostro carrello

Postato da Debora Cantarutti il

La legge definisce etichetta alimentare l’insieme di menzioni, di indicazioni, di marchi di fabbrica o di commercio, di immagini o di simboli riferiti a un prodotto e presenti sulla confezione destinata alla vendita o sui documenti di trasporto. La finalità principale è quella di informare il consumatore in merito alle reali caratteristiche del prodotto e di orientarlo verso una scelta consapevole.

Nell’ottobre del 2011 il Consiglio dei Ministri e il Parlamento Europeo hanno adottato il Regolamento UE 1169, che elimina le divergenze che interferivano con il libero scambio di merci tra i vari stati membri e promuove la tracciabilità dei prodotti commercializzati nei Paesi dell’Unione Europea, al fine di tutelare la salute dei consumatori in presenza di eventuali condizioni di emergenza sanitaria.

Il regolamento, dopo essere stato pubblicato sulla Gazzetta Europea, è diventato operativo nel dicembre 2014 e riguarda esclusivamente i prodotti venduti preconfezionati o preimballati.

Ogni etichetta alimentare deve riportare obbligatoriamente una serie di informazioni: la denominazione di vendita, l’elenco, la quantità degli ingredienti e la loro presenza in dosi caratterizzanti, la data di scadenza, la ragione sociale e la sede del produttore, dell’azienda di confezionamento o del venditore nell’Unione Europea, la quantità netta del contenuto, le modalità di conservazione e di utilizzo. Inoltre, vanno riportati anche gli ingredienti o i cosiddetti adiuvanti tecnologici che possono provocare allergie, solitamente evidenziati in grassetto.

Per quanto concerne la dichiarazione nutrizionale, al primo posto nella tabella riportata sulla confezione viene riportato il valore energetico per 100 grammi di prodotto o, in alcuni casi, anche l’apporto energetico per dose. A seguire, troveremo la quantità di determinati nutrienti che rientrano nella composizione: i lipidi, i grassi saturi, nonché una dicitura specifica per zucchero (gli zuccheri vengono menzionati sotto forma di carboidrati e, in base al nuovo regolamento, va specificato il contenuto di zuccheri presenti in 100 grammi di prodotto) e sale.

Come leggere l’etichetta: alcuni suggerimenti

 1 – Innanzitutto cerchiamo di porre attenzione alla ricchezza di informazioni riportate sulla confezione. Più sono numerose le informazioni riportate, maggiore sarà la garanzia di aver acquistato un prodotto di qualità, ma ovviamente bisogna essere in grado di saper leggere il loro significato. Generalmente, un prodotto di qualità finito e confezionato viene valorizzato elencando le sue proprietà nutrizionali e l’origine dei suoi ingredienti. Se nella composizione di biscotti, ad esempio, viene menzionato l’utilizzo di olio extravergine di oliva di prima spremitura, anziché di semplice olio d’oliva o di grassi vegetali, stiamo acquistando un prodotto di elevato standard qualitativo.

2 – Per legge, tutti gli ingredienti sono indicati in etichetta in ordine decrescente di quantità. Questo significa che il primo ingrediente della lista è in assoluto il più abbondante, a seguire verranno gli altri che rispetteranno sempre lo stesso criterio. Se, per esempio, al primo posto troviamo menzionato lo zucchero, dobbiamo evitare l’acquisto del prodotto o consumarne solo pochissime quantità al giorno, per minimizzare l’apporto di calorie vuote da parte di uno degli ingredienti ritenuto tra i più dannosi per la salute. 

3 – Visto che gli ingredienti vengono menzionati in ordine di quantità, non facciamoci fuorviare dalla presenza di quelli che vengono riportati come ingredienti distinti. Se, per esempio, vengono utilizzati due tipi diversi di grassi (margarina e strutto), questi compaiono in etichetta in quantità differenti, ma considerati nel loro insieme possono rappresentare un quantitativo superiore (ad es. 30% + 20% = 50%) rispetto a quello impiegato per la produzione di un altro prodotto in cui lo strutto compare prima tra gli ingredienti (40%) senza essere associato ad altri grassi. In questo caso, il contenuto lipidico del secondo prodotto è quindi inferiore.

4 – Mai farsi ingannare dall'immagine riportata sulla confezione. Le foto dei prodotti hanno l’unico scopo di attirare l’attenzione del consumatore e quasi mai rispettano il reale aspetto del contenuto.

Vuoi alimentarti in modo più sano? Attenzione a zucchero e additivi

Come accennato sopra, l’apporto di zucchero deve essere menzionato in etichetta. Sotto la dicitura “carboidrati” vedremo riportata la dicitura “di cui zuccheri”. Consideriamo che 5 grammi di zucchero sono l’equivalente di un cucchiaino. L’eccesso di zucchero nella dieta causa sovrappeso, degenerazione dei tessuti e invecchiamento precoce. È noto che circa il 40% delle persone normopeso ha problematiche metaboliche come diabete, ipertensione, ipercolesterolemia e steatosi epatica (accumulo di grasso nel fegato).

L’eccessivo apporto di zucchero fa sì che avvenga un accumulo di grasso negli organi interni (in primis nel fegato), provoca aumento del rischio di diabete (rischio che aumenta dell’1,1% per ogni 150 kcal di zucchero che assumiamo più del dovuto), del rischio cardiovascolare e di pressione alta: non si dovrebbe eccedere la quantità giornaliera di 20 grammi di zucchero per la donna e 36 per l’uomo.

Lo zucchero, inoltre, rende instabili i livelli di colesterolo nel sangue, aumentando i livelli di quello cattivo, perché stimola involontariamente il nostro corpo a produrne di più. Bisogna anche limitarne il consumo perché crea dipendenza, inducendoci ad aumentare progressivamente dosi e frequenza di utilizzo. Lo zucchero induce, infatti, un grande rilascio di dopamina nel cervello, la sostanza responsabile della sensazione di piacere. La dopamina però non si accumula e quindi per generare nuovamente la sensazione piacevole causata da questa sostanza, si ha la tendenza di aumentare le dosi e la frequenza dell’assunzione.

L’eccessiva assunzione di zucchero può portare, in ordine, a maggiori attacchi di fame, maggiori cali di  energia durante la giornata, irritabilità e depressione: le sensazioni negative calano non appena mangiamo zucchero, ma tornano già dopo mezz’ora.

Secondo uno studio pubblicato a gennaio 2016 dai ricercatori del prestigioso MD Anderson Cancer Center – Università del Texas sulla rivista scientifica “Cancer Research”, l’apporto di zuccheri proveniente dal cibo ha un impatto significativo sullo sviluppo del carcinoma mammario perché favorisce meccanismi infiammatori o picchi di insulina. Questo ormone viene prodotto dal nostro organismo in risposta a un aumento della quantità di zuccheri nel sangue (glicemia) e regola anche altri aspetti del funzionamento del nostro organismo e per questo è considerata un ormone chiave nella relazione tra cibo e cancro. L’insulina, in sostanza, favorirebbe la produzione di un fattore di crescita chiamato IGF-I, che è un vero e proprio fertilizzante per le cellule in generale, e in particolare per quelle cancerose.

Last but not least, elevati livelli di zuccheri portano tra l’altro all’acidificazione dell’organismo e favoriscono la proliferazione di microrganismi ossia batteri, lieviti e muffe che esauriscono rapidamente le riserve di vitamine del complesso B (questo genera stanchezza, scarsa resistenza alla fatica, debolezza generale). Un sottoprodotto dello zucchero, ovvero l’acetaldeide, inibisce l’assorbimento di minerali alcalini e di proteine portando a pensiero offuscato e stanchezza eccessiva. Mantenere l’organismo in condizione di alcalinità grazie ai carboidrati non raffinati e a un ridotto apporto di zuccheri raffinati aiuta ad allungare l’aspettativa di vita in salute. Per questo non basta sostituire zucchero raffinato con zucchero di canna, trend di mercato seguito dalle principali aziende.

Il regolamento europeo prevede anche l’utilizzo di additivi alimentari che sono stati approvati in tutta l’Unione Europea, e per renderli riconoscibili in tutti gli stati membri vengono denominati con la sigla E.

I più comuni additivi alimentari ammessi sono:

  • Antiossidanti. Il loro utilizzo permette di prolungare la durata degli alimenti e fa sì che gli acidi grassi o gli oli presenti nel prodotto finito non vengano ossidati conferendo un tipico gusto di rancido o perdita di colore. La vitamina C, o acido ascorbico viene inserita con la sigla E300.
  • Emulsionanti, stabilizzanti, addensanti. Gli emulsionanti sono di solito delle lecitine (sigla E322), che aiutano a miscelare tra di loro ingredienti come acqua e olio. La pectina è uno stabilizzante utilizzato ad esempio per la preparazione delle marmellate (sigla E440). Infine gli addensanti conferiscono consistenza agli alimenti, si tratta di alginati (di sodio, di potassio, di ammonio, agar agar, carragenina, gomma di xanthan, farina di carrube ecc), indicati dalla sigla E400-418.
  • Conservanti. Impediscono il deterioramento degli alimenti: nella frutta secca viene utilizzata ad esempio l’anidride solforosa (sigla E220), che impedisce lo sviluppo di muffe o di batteri, mentre le carni in scatola vengono spesso trattate con nitriti e nitrati (E249-E252).
  • Esaltatori di sapidità. Sono le sostanze che esaltano il sapore dei cibi salati o dolci senza aggiungere un loro sapore specifico. Il più utilizzato è il glutammato monosodico (sigla E621).

 

Debora Cantarutti

Divulgatrice scientifica, consulente nutrizionale esperta di nutraceutica e nutrigenomica. Docente per Sapere Academy (Milano) e ricercatrice indipendente Superfoods.  Master in Nutrizione Metodo Molecolare. Ideatrice e responsabile del progetto Scienza&Gusto. Socia del GSA, Giornalisti Specializzati Associati di Milano. 

È membro attivo del progetto Quartieri Tranquilli ideato da Lina Sotis, dove presta attività di consulenza ai cittadini per promuovere il corretto stile di vita in ambito nutrizionale. Relatrice nei showcooking organizzati per Expo 2015 e per la Milano Food Week.



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